LA CRISI? COLPA DEL NARCISISMO

ottobre 30th, 2012

Ci chiudiamo nella nostra autoreferenzialità, incapaci di pensare e agire in un’ottica progettuale. Il nostro unico sogno siamo noi stessi. Il mondo sta crollando e noi non siamo pronti. La crisi economica che sta attanagliando l’Europa, e buona parte del mondo occidentale, meriterebbe una grande risposta collettiva. Ma è come se fossimo in riserva: di valori, di orientamenti ideali, di coesioni sociali.

Di chi la colpa principale? Del narcisista che è in noi.

Non in ognuno di noi (da tempo Christopher Lasch ci aveva spiegato che la nostra vita è condizionata da un individualismo esasperato), ma in quel noi che è la società.

A questo fondamentale slittamento, dalla sfera psicologica a quella sociale, Vincenzo Cesareo e Italo Vaccarini hanno dedicato un libro importante: L’era del narcisismo. Ci chiudiamo sempre più nella nostra autoreferenzialità, confinati in un orizzonte temporale chiuso, incapaci di costruire autentiche relazioni, di pensare e agire in un’ottica progettuale. Il nostro unico sogno siamo noi stessi.
PROIEZIONE DELL’IO. Nel mito di Narciso si presta molta attenzione all’innamoramento della propria immagine e poca allo specchio. Narciso è l’uomo dimentico di essere lui stesso l’origine di ciò che nel mondo lo seduce e che, causa l’errore, si smarrisce e muore. L’immagine di Narciso è la figura dello specchio, l’unica che sopravvive ancora oggi alla sventurata storia e condiziona il nostro modo di vivere.

Un tempo si dava tutta la colpa al consumismo, accusato di aver creato un mondo di specchi, immagini inessenziali, illusioni sempre più inscindibili dalla realtà. L’effetto specchio aveva trasfigurato il soggetto in oggetto; e, contemporaneamente, trasformato il mondo degli oggetti in un’estensione o in una proiezione dell’io. Colpa anche della pubblicità: con la sua capacità di integrare forme testuali di differenti origini, col suo vampirismo o parassitismo culturale, con la vitale esigenza di restare in contatto con pubblici variegati e di saper interpretare i valori dati per scontati di una comunità nazionale, aveva creato un mondo irrelato, a sé stante, un esercizio di puro narcisismo.

Ora, Cesareo e Vaccarini vanno oltre: «Il narcisista è interessato soltanto a se stesso e nel contempo, quando è costretto a confrontarsi con la realtà, nella maggior parte dei casi scopre dolorosamente di non poter aspettarsi molto da se stesso, perché ha scarsa fiducia nella sua capacità di rapportarsi costruttivamente al mondo e a sé».

Senza progetti la società vive in un perenne hic et nunc: il qui del suo corpo e l’adesso del suo “presente” sono il centro focale della sua attenzione alla realtà. Per questo, dopo la diagnosi, è necessario trovare il coraggio di sconfiggere il narcisismo.

di Aldo Grasso tratto Corriere.it