SVILUPPO DEMOGRAFICO

settembre 3rd, 2012

Ogni giorno 220 mila esseri umani arrivano a popolare il nostro fragile pianeta. Il 30 ottobre 2011 è nato l’essere umano numero 7 miliardi. Lo sviluppo demografico degli ultimi anni è cresciuto vertiginosamente, si pensi che solo dodici anni fa si è arrivati a quota 6 miliardi e che il passaggio da 1 a 2 miliardi avvenne in 123 anni, dal 1804 al 1927. Le proiezioni delle Nazioni Unite riferiscono che nel 2050 saremo in 9,2 miliardi.

Considerando gli attuali sistemi tecnologici il cibo prodotto oggi non sarebbe sufficiente a sfamare altri due miliardi di esseri umani.

Tutto questo però non deve allarmare, facendoci cadere nel medesimo errore pessimistico di Thomas Malthus, ma non deve essere nemmeno trascurato quale fosse un  fattore di poco conto.

Secondo due istituti di ricerca francesi, Inra e Ciram, nel 2050 si riuscirà a sfamare il mondo in presenza di alcune condizioni che richiedono tutte un alto livello di cooperazione internazionale. La sovrappopolazione non genera tanto un problema di spazio, quanto piuttosto di distribuzione delle risorse. Senza una governance mondiale sarà difficile evitare le angosce di Malthus.

Persino Albert Einstein disse che l’unica possibilità di salvezza per la civilizzazione e la razza umana sta nella creazione di un governo mondiale.

Il sociologo Zygmunt Bauman afferma “E’ indispensabile creare un nuovo tipo di cornice globale che impedisca alle iniziative economiche in qualsiasi luogo sulla Terra di seguire soltanto il profitto, ignorando gli effetti e i danni collaterali e trascurando l’impatto sociale dell’equilibrio costi e risultati. Al momento non si possono conoscere i contorni e la forma che assumerà tale cornice ma siamo certi che non ci apparirà familiare, sarà diversa da tutto ciò che per noi è consueto”. Ed ancora: “Se le nostre difficoltà sono originate da problemi planetari sono necessarie soluzioni planetarie”.

Sarebbe dunque auspicabile una maggiore cooperazione internazionale in materia di sfruttamento delle risorse disponibili, della loro equa distribuzione, del controllo del loro prezzo sui mercati ed anche del controllo dello sviluppo demografico, per ridurne la crescita, nel rispetto delle varie etnie dal momento che la diversità è una risorsa.

Tuttavia è anche necessario che ciascuno di noi inizi ad affrontare la propria esistenza nella consapevolezza di tali problemi ed inizi a regolare il proprio comportamento di conseguenza in quanto la soluzione di tali questioni non può essere demandata esclusivamente ad enti internazionali ma anche alla condotta di ognuno di noi.

Uno studio condotto dal biologo Wynne Edwards nel 1962 ha evidenziato come alcune specie animali durante la stagione invernale si riuniscono in gruppi più numerosi, ma le capacità riproduttive diminuiscono probabilmente per effetto dello stress provocato dal sovraffollamento. Tale riduzione della capacità riproduttiva è quindi un formidabile sistema di regolamentazione; nel periodo invernale infatti la ridotta disponibilità di risorse alimentari richiede una riduzione della crescita della popolazione e ciò permette dunque alla comunità di avere una maggiore probabilità di sopravvivenza. Con l’inizio della primavera, aumenta la possibilità di procacciarsi cibo e si ritrova la regolare capacità riproduttiva.

Dovremmo imparare anche noi umani ad attuare un sistema di regolamentazione delle nostre condotte in funzione del variare delle situazioni concrete.

Nell’aprile 2012 la prestigiosa Royal Society inglese, una delle più antiche istituzioni scientifiche al mondo, fondata nel 1660, ha diffuso una nota del seguente tenore: «Per evitare catastrofi economiche e ambientali una delle misure indispensabili è la stabilizzazione della popolazione mondiale, oltre che una riduzione dei consumi nei Paesi più ricchi», sostiene in un documento ufficiale, ricordando che i Paesi in via di sviluppo aggiungeranno l’equivalente di una città di un milione di abitanti ogni cinque giorni per i prossimi decenni. Conclusione: «La salute riproduttiva e la pianificazione familiare devono entrare nei programmi politici nazionali e internazionali», si augura la Royal Society.

Si esprime sul tema del controllo delle nascite anche la più antica organizzazione ambientale degli Stati Uniti, il Sierra Club, che dedica alla questione una ricerca. Non si tratterebbe, come avvenuto in passato, di imporre rigide politiche del figlio unico, ma di permettere a quei 215 milioni di donne che non hanno accesso a metodi contraccettivi (dati Onu) di poter invece fare una scelta. L’accesso ai contraccettivi, secondo il Sierra Club, permetterebbe di ridurre di due terzi le gravidanze indesiderate, da 75 a 22 milioni l’anno. Misura alla quale si dovrebbe aggiungere una corretta educazione sessuale in tutte le scuole del mondo.

Società Partecipativa