LA GLOBALIZZAZIONE

settembre 3rd, 2012

La globalizzazione poteva essere un passo concreto verso una reale democratizzazione del pianeta. Nei fatti tuttavia questa occasione è stata mancata, ancora una volta un’idea astrattamente apprezzabile viene applicata in modo criticabile.
Nel processo di globalizzazione, infatti, la preoccupazione esclusiva è stata quella di globalizzare la società dei consumi, dimenticandosi di sfruttare questa occasione per globalizzare anche i diritti e le libertà. L’apertura dei confini nazionali è stata ridotta ad una necessità di mercato, per rendere più agevoli e rapidi gli scambi commerciali, mentre avrebbe dovuto avere l’aspirazione di un miglioramento effettivo della qualità della vita di ognuno di noi.

 

Il nostro modello di sviluppo, basato sul consumo frenetico, fino ad oggi si è retto grazie al fatto che solo una parte della popolazione mondiale aveva facile accesso alle risorse limitate: come dire un sistema che ha fatto leva sull’esclusione di molti a vantaggio di pochi. E’ stato calcolato che se tutta la popolazione terrestre vivesse allo standard americano o europeo ci vorrebbero tre pianeti come la Terra per produrre le risorse necessarie.

 

Oggi la globalizzazione consente l’accesso alle risorse limitate del pianeta ad una quantità di persone molto più elevata che in passato. La sfida del futuro sarà dunque quella di capire come creare un nuovo equilibrio del nostro sviluppo, per renderlo sostenibile, considerando il maggior numero di persone che ha accesso alle risorse limitate.

 

Un rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia riferisce che la domanda globale di energia primaria potrebbe aumentare del 50% entro il 2035. Senza un radicale cambiamento degli attuali sistemi di produzione ad alta intensità di energia, o senza una sostanziale riforma del nostro modello di sviluppo, avremmo oggi l’effetto che se tutta l’umanità usasse la stessa energia pro capite dei paesi ricchi il consumo di energia commerciale si triplicherebbe.

 

Ma quali potrebbero essere allora le soluzioni per la sostenibilità dello sviluppo umano?

 

Una strada percorribile potrebbe essere quella di trovare tecnologie in grado di aumentare la disponibilità delle risorse per adeguarla così all’aumento della domanda.

 

Un altro rimedio potrebbe essere quello, già adottato in passato, di escludere una parte della popolazione globale dall’accesso alle risorse per consentire ai pochi la prosperità.

 

Una terza via potrebbe essere quella di riformare il modello di sviluppo in discussione abbandonando il sistema consumistico ed orientandosi verso un modello di sviluppo più ordinato, duraturo e sostenibile.

 

Dal nostro punto di vista, la prima strada indicata sopra porterebbe a risultati positivi in tempi non immediati. La ricerca tecnologica spesso risolve problemi ma necessita di tempo. Non si tratterebbe poi solo di incrementare la disponibilità di risorse, ma anche di trovare il modo di aumentarle senza creare effetti nocivi per il sistema Natura.

 

La seconda proposta è un espediente che ha già creato danni in passato e li creerebbe ancora in futuro; oltretutto in un ottica di sopravvivenza della specie, quanto detto nella sezione Natura ed essere umano ci insegna che la lotta degli uni contro gli altri non consente alla specie nel suo complesso di avere buone probabilità di prosperità futura e di sopravvivenza.

 

Noi riteniamo che la soluzione migliore sia la terza.

 

Noi ci auguriamo di iniziare a percorrere la terza via.

 

Facendo sempre riferimento a quanto detto nella sezione Natura ed essere umano a proposito dell’etologia, la quale insegna che nel corso delle generazioni si affermano ereditariamente i moduli di comportamento più redditizi in un certo habitat, tale concetto, proiettato nell’ambito della società umana, ci porta ad affermare che se anche un modello sociale possa essere ritenuto il più idoneo in un determinato contesto storico, non è detto che lo sia successivamente qualora cambino drasticamente le condizioni ambientali in cui si vive. Come di fatto sta accadendo oggi anche per effetto della globalizzazione.

Società Partecipativa